Considerazioni sui viaggi del candidato durante il Ricevimento al primo grado

La cerimonia di Ricevimento al grado di Apprendista del Rito Scozzese Rettificato prevede che il candidato compia, bendato e condotto per mano dal Secondo Sorvegliante, tre viaggi simbolici attorno al tempio.

Ogni viaggio porta il recipiendario a passare uno degli stadi successivi del percorso iniziatico del Rettificato, a incontrare un elemento e a ricevere una massima morale nell’ordine evidenziato nello schema sottostante.

Primo viaggio:

  • Elemento: fuoco;
  • Stadio: cercante;
  • Massima: “L’uomo è l’immagine immortale di Dio, ma chi potrà riconoscerla se egli stesso la sfigura?”.

Secondo viaggio:

  • Elemento: acqua;
  • Stadio: perseverante;
  • Massima: “Colui che arrossisce della religione, della virtù e dei suoi Fratelli è indegno della stima e dell’amicizia dei Massoni”.

Terzo viaggio:

  • Elemento: terra;
  • Stadio: sofferente;
  • Massima: “Il Massone il cui cuore non si apre ai bisogni e all’infelicità degli altri uomini è un mostro nella società dei Fratelli”.

Per quanto riguarda i tre stadi, essi prefigurano il percorso dei primi tre gradi. Ogni grado dell’Ordine, infatti, corrisponde a uno di essi, che ne costituisce, per così dire, l’essenza:

  • Apprendista: cercante;
  • Compagno: perseverante;
  • Maestro: sofferente.

L’Apprendista è descritto come “cercante”, poiché si è appena rivolto alla Loggia per iniziare il suo percorso ed è tutto intento alla ricerca della sua via. Non tratteremo qui gli altri due stadi, poiché ineriscono a gradi superiori. Nel Ricevimento al primo grado essi sono solo citati, come anticipazione di ciò che verrà e che si affronterà più avanti.

Discorso più complesso è quello che riguarda gli elementi e il loro collegamento con i viaggi. Si sarà certamente notato che il riferimento è a soli tre elementi (fuoco, acqua, terra) e non a quattro. Il sistema simbolico del Rettificato, infatti, considera solo questi tre. L’aria non vi è compresa, ma è ritenuta come derivante dagli altri tre elementi. Troviamo qui un’altra unicità del nostro Rito all’interno dell’alveo della Massoneria: gli altri Riti massonici che fanno riferimento agli elementi durante l’Iniziazione, si riallacciano al simbolismo ermetico che ne considera quattro. Si tratta solamente di un differente modo di rappresentare la realtà e non di una differenza sostanziale, come già diceva Saint-Martin in una lettera a Kirchberger:

[…] è possibile che ogni scrittore su questa materia possa aver attinto dalla sorgente, ma che tutti si esprimano differentemente. L’unico modo per superare il linguaggio è quello di considerare i principî. Per esempio, leggo ogni giorno in Jacob Böhme che vi sono quattro elementi; ma io sono geometricamente, numericamente, e metafisicamente certo che ce ne siano solo tre. Questo non impedisce di comprenderci, perché vedo che la nostra differenza è solo nel linguaggio.[1]

L’origine del simbolismo dei tre elementi non è certa. Vi si può vedere una certa influenza ebraica e qabbalistica, ma solo lontana e “riadattata”. Nel “Libro della Formazione” (Sepher Jetsirah), uno dei testi qabbalistici più antichi, si parla di tre elementi costituenti la materia, ma essi sono fuoco, aria, acqua. Se il simbolismo martinezista viene da qui (il che è possibile, viste le origini ebraiche del filosofo francese), esso si è modificato nell’adattarsi al nuovo sistema e delle sue origini ha conservato solamente il numero degli elementi.

Facciamo notare il riferimento alla certezza “geometrica” che il Saint-Martin esprime nella lettera sopra citata: egli fa riferimento alla dottrina martinezista, che vedeva nel triangolo equilatero la forma simbolica del “tempio generale terrestre”[2], ovvero di questa terra. Un discorso che si fa ancor più necessario quando ci si riferisce ai punti cardinali, così come sono concepiti e collegati agli elementi nella dottrina di Martinez de Pasqually. Il triangolo terrestre ha tre vertici, corrispondenti a tre “direzioni” o punti cardinali (Nord, Sud, Ovest), collegati ai tre elementi secondo lo schema qui sotto riportato:

  • Nord: acqua;
  • Sud: fuoco;
  • Ovest: terra.

Si noterà, però, che nel tempio e sul tappeto di Loggia si vedono rappresentati i quattro soliti punti cardinali e non solamente i tre dello schema martinezista. Non si tratta di una contraddizione, ma di una questione di diversi livelli di esistenza: i quattro punti cardinali del tappeto di Loggia indicano il nostro mondo materiale, nel quale viviamo e operiamo. I tre vertici del triangolo martinezista rappresentano invece un livello spirituale che come tale va interpretato e compreso.

Nel momento in cui il candidato tocca l’elemento che si trova alla fine del suo viaggio, il Fratello Introduttore, che lo segue per tutta la parte della cerimonia di Ricevimento che si svolge nel tempio, pronuncia un motto che accenna al simbolismo dell’elemento stesso, mostrandone il duplice aspetto di utile strumento e di pericolo a seconda dell’uso che se ne fa.

Ecco i tre motti:

  • Il fuoco consuma la corruzione, ma divora l’essere corrotto;
  • È attraverso la dissoluzione delle cose impure che l’acqua lava e purifica, ma essa cela le loro influenze funeste e i principi della putrefazione;
  • Il grano messo nella terra vi riceve la vita, ma se il suo germe è alterato, la terra ne accelera la putrefazione.

È innegabile una certa influenza ermetica sulla stesura di questi motti. Il richiamo alla putrefazione e alla necessità di purificazione non lasciano dubbi. Anche qui, però, si tratta di un’influenza adattata al sistema simbolico del Rettificato e non un inserimento di elementi alchemici ed ermetici tout court.

Le tre massime che il Maestro Venerabile pronuncia dopo ogni viaggio sono in apparenza semplici motti morali, ma sono in realtà concetti fondamentali che dovrebbero guidare la vita del Massone rettificato.

La prima invita il candidato (e tutti i Fratelli con lui) a non “sfigurare” col vizio l’immagine di Dio che l’uomo è. In essa si trova anche un riferimento chiaro, benché non approfondito, al concetto di uomo creato a “immagine e somiglianza” di Dio, che possiamo vedere come un ulteriore invito a studiare la religione cristiana e le Scritture.

La seconda avverte che nessun percorso spirituale può essere portato avanti se ci si vergogna del percorso stesso e dei propri compagni di strada. È necessario che il Massone sia ben convinto della via che ha intrapreso, o meglio farebbe a fermarsi.

La terza fa invece riferimento al dovere di “beneficienza”, ovvero al dovere che ogni Massone ha di lavorare al miglioramento dell’Umanità intera.

Speriamo di aver dato, con queste poche parole, qualche utile spunto di riflessione e approfondimento sul ricchissimo simbolismo del Rito Scozzese Rettificato.

Enrico Proserpio


[1] Questo brano della lettera a Kirchberger di Louis-Claude de Saint-Martin è citato, in una nota al testo, nella presentazione al libro “L’uomo di desiderio”, nell’edizione Jouvence, Milano, 2015, pagina 8.

[2] Si veda Martinez de Pasqually, “Trattato sulla reintegrazione degli esseri”, capitolo 69.

La camera di ritiro

La camera di ritiro o camera di preparazione è il primo luogo con cui il candidato viene a contatto una volta che chiede, “bussando”, di essere iniziato alla Massoneria.

La camera di ritiro deve essere un luogo scuro, con finestre ben chiuse e lontano dalle camere più importanti della Loggia. Disposto in tale modo per poter difendere il candidato da distrazioni esterne che deve ignorare. La sacralità della stanza sarà ben custodita da un Fratello Guardiano.

L’illuminazione del locale viene data da una lampada, o un candeliere, posati su una scrivania. Una luce fioca che permette al candidato di osservare alcuni oggetti.

In ordine sono presenti:

  • Un quadro con lettere gialle su sfondo nero;
  • Un quadro con una testa di morto sopra a due ossa incrociate di colore argento su sfondo nero e delle istruzioni;
  • Una Bibbia con l’antico e il nuovo testamento;
  • Un quadro contenente delle sentenze;
  • Un campanello per chiedere aiuto, se necessario;
  • Un foglio con scritte le tre domande preparatorie, le cui risposte formeranno il testamento;
  • Un portaoggetti dove riporre metalli e gioielli del candidato;
  • Una brocca piena d’acqua;
  • Una benda nera.

Nel primo quadro il candidato troverà su sfondo nero delle riflessioni di colore giallo. Esse sono volte a far meditare con particolare attenzione alle seguenti tematiche: non credere di essere soli nella solitudine in cui ci si trova; ritirarsi in se stessi per vedere se esiste un essere al quale dobbiamo l’esistenza e la vita; cercare di riavvicinarsi a questo essere superiore, desiderandolo e sottomettendoci alle sue leggi; che per raggiungere questo traguardo felice bisogna essere disposti a compiere un lavoro penoso e sofferto; di prendere coraggio, perché queste pene saranno passeggere e la ricompensa assicurata; che la giustizia pretende questo duro lavoro scegliendo bene e considerando lo stato miserabile e tenebroso in cui ci si trova e la luce che ci viene promessa. Se si decide di dedicarsi generosamente a questo difficile percorso ci verrà data una guida fidata che ci proteggerà dai pericoli.

Il secondo quadro simboleggia la morte del profano. Cerca di insegnargli a spogliare il “vecchio uomo” e prepararlo a una nuova nascita spirituale, a una trasmutazione. Sopra la testa di morto c’è scritto: “Tu ti sei sottomesso alla morte” mentre sotto le ossa: “La vita era contaminata, ma la morte ha riparato la vita”.

La Bibbia è posta per essere studiata con cura, far propria la dottrina e le verità che offre per fortificare gli uomini. La Bibbia verrà poi usata in diversi momenti specifici durate il Ricevimento.

Su alcuni fogli sono presenti le seguenti sentenze: “Se la curiosità ti ha condotto qui, vattene”, “Se la tua anima ha provato spavento, non andare oltre” e “Se perseveri, sarai purificato dagli elementi, uscirai dall’abisso delle tenebre, vedrai la luce”. Nel rito Scozzese Antico e Accettato troviamo anche la parola “VITRIOL” che significa “Visita l’interno della terra e, rettificando, troverai la pietra occulta” ed è un invito alla ricerca della stessa anima nel silenzio e nella meditazione. Si potrebbe descrivere questo cambiamento di stato con una metafora: dalla decomposizione di un guscio di crisalide in sonno uscirà una meravigliosa farfalla.

Le tre domande preparatorie sono volte a far raccogliere il candidato in sé stesso per rispondere sinceramente, farsi ammettere e illuminare dall’ordine massonico. Da un punto di vista filosofico le tre domande dovrebbero essere queste: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” da cui si può ritrovare il ternario “passato, presente e futuro”.

La prima domanda chiede se crediamo nell’esistenza di un Dio creatore e cosa pensiamo della religione Cristiana. La seconda invece chiede che idea abbiamo della virtù (virtù considerata nei rapporti che abbiamo con Dio e la religione, con noi stessi e gli altri). La terza si riferisce alla nostra opinione sui veri bisogni degli uomini e come possiamo esser loro più utili.

Rispondere a queste domande non è per niente semplice poiché esse costituiranno il testamento del candidato che dovrà testimoniare le proprie intenzioni filosofiche perché, come dice Louis Claude de Saint Martin, l’uomo è il vero tempio e possiede in sé stesso i candelabri, l’altare sacrificale, i profumi e le offerte, l’ara e il fuoco[1].

Il portaoggetti è necessario per l’introduzione del candidato in Loggia. Egli dovrà spogliarsi di tutti i metalli, del denaro e dei gioielli poiché si dice che i metalli possano impedire il flusso delle correnti magnetiche. Tale movimento simbolico è volto a insegnare che tutto si paga al mondo e per poter ricevere si deve prima dare: deve essere un abbandono delle idee preconcette dato che proprio i metalli rappresentano le cose che brillano di una luce ingannevole, che è una ricchezza illusoria della quale un saggio non si cura.

I metalli verranno restituiti una volta che il candidato avrà effettuato tutto il percorso e ricevuto finalmente la luce.

La via iniziatica conduce all’illuminazione e, per fare questo, il candidato troverà una benda, possibilmente di colore scuro, nero. Si pensa che la benda sia uno dei simboli elementari ma, in realtà, è uno dei più profondi della Massoneria: il candidato dovrà acconsentire a indossarla per poter procedere all’ingresso in Loggia poiché, essendo stato nelle tenebre, dovrà fidarsi del Sorvegliante, che è colui che cammina nella luce e gli permetterà di non smarrirsi. Non dobbiamo mai dimenticare che, una volta caduta la benda dagli occhi, la luce è alla fine del cammino. 

Leggendo un’opera del rituale di iniziazione mi piace riprendere uno spunto che condivido con voi: “A tutta questa serie di simboli psicologici si aggiunge la scoperta di un nuovo mondo fatto di simboli prettamente esoterici che il profano non conosce. Tra le varie fasi ammonitrici dipinte sul muro, una lo avverte che se persevererà sarà purificato, verrà fuori dall’abisso delle tenebre e verrà la luce. In questa frase si riassume e anticipa tutto ciò che il recipiendario si appresta a vivere. La luce a cui si fa riferimento non è ovviamente la luce solare, ma un’allegoria della capacità di vedere il mondo con nuovi occhi, perché la materia prima su cui l’apprendista libero muratore dovrà costantemente lavorare per trasformare i suoi vizi in virtù è la sua stessa mente/anima che dovrà raggiungere uno stato di consapevolezza superiore risvegliandosi a un nuovo livello di coscienza”.

Ricordo che al mio Ricevimento cercavo di dare una spiegazione a tutta questa preparazione. Da profano era difficile comprendere, ma pian piano, mattone dopo mattone, riesco a trovare delle risposte anche se so bene che nonostante questo per poter raggiungere quello stato di conoscenza la strada è infinita.

Andrea B.


[1] Si veda Juole Boucher, “La simbologia massonica”, edizioni Atanòr, Roma, 2003, pagina 32.